UN PO’ DI STORIA

Come si possono valutare e, quindi giudicare, le "cose che sono" se non le si raffronta con le "cose che furono"?

Allora, sia pure senza una grande sforzo di fantasia e senza richiami sistematici, si può ben immaginare come apparisse la città di Cuneo intorno agli anni settanta (intendo dire milleottocento settanta ; diciamo il " secolo della Lattes" riferendomi ad alcuni avvenimenti presi un po’ a caso qua e là spulciando a casaccio fra i vari lustri del secolo scorso).

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Alle ragazze si apriva la strada verso le attività terziarie; calzette bianche, secondo il look. Il primo corso di dattilo fu aperto il 1926; attrezzature: due macchine per scrivere in proprietà e due in affitto! (a.s. 1935-36)

L’abitato cittadino arrivava fino alla Piazza Vittorio (ora Galimberti), aperta e conclusa all’inizio del secolo, un po’ prima dell’abbattimento, per opera di Napoleone, delle mura che avevano sopportato i famosi sette assedi. Fino alla notte del Natale del 1852 le strade della città furono illuminate (si fa per dire) da poco efficaci torce, quando avvenne l’inaugurazione dell’impianto di illuminazione a gas; due anni prima il prolungamento della ferrovia da Savigliano a Cuneo, aveva aperto nuove prospettive sociali e di lavoro al capoluogo di provincia. Un po’ prima del 1870 fu inaugurata la facciata neo-classica del Duomo e, proprio in quell’anno, fu concluso il palazzo della provincia che chiudeva abbastanza sontuosamente, all’estremo nord di Cuneo, la via maestra (ora via Roma), dalla quale poco prima era stato deviato il canale che vi scorreva e che consentiva alle donne di casa di sciacquare il loro bucato. Nel 1873 nasce la serale LATTES e nello stesso anno iniziano i lavori per aprire la galleria del Colle di Tenda ; di quel tempo è la sostituzione di una fontana, al centro della Piazza Vittorio, con la statua-monumento a Barbaroux, giureconsulto ; due anni prima era stato inaugurato il tramwai Cuneo - Borgo San Dalmazzo con capolinea in Piazza Vittorio: qualche vagone alla far-west con i poggioli all’aperto ai due capi dei vagoni, forniti di due panche in legno sui lati lunghi delle vetture; una fumosa locomotiva cubica a carbone che impiegava oltre mezz’ora per coprire la distanza di otto chilometri.

Nel 1878, cinque anni dopo l’apertura della LATTES, la straordinaria invenzione della lampadina da parte di Thomas Alva Edison modifica, facilitandola, l’esistenza; dieci anni dopo, in tempi straordinariamente solleciti, a Cuneo si inaugurava l’impianto di illuminazione elettrica. Finalmente fu luce chiara per chi doveva muoversi di notte, anche per gli allievi della scuola serale LATTES che, ovviamente, percorrevano a piedi le vie della città per raggiungerla.

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Artigianato del legno: poverissimi strumenti in mani abili (a.s. 1934-35)

Dico ai "a piedi" poiché, pur avendo inventato da qualche anno, il francese Micheaux, il primo biciclo, il velocipede doveva essere uno "status simbol" che a Cuneo arriverà molto tardi, anche soltanto con la notizia di esso, "oggetto del desiderio" non solamente per gli allievi della scuola serale residenti alla periferia della città e nelle frazioni meno lontane.

L’epoca della motorizzazione di massa era ancora molto molto lontana; si dovette arrivare a qualche anno dopo la fine della guerra per possedere i primi mezzi di locomozione abbastanza solleciti e accessibili da un punto di vista economico. Qualcuno ricorda un allievo, residente in una frazione di Cuneo, che raggiungeva la scuola a bordo di una mini-moto, di quelle usate dai paracadutisti americani, lunga meno di un metro e alta, alla sella, più o meno una quarantina di centimetri, così bassa che il motociclista sembrava viaggiare seduto in terra.

La "motorizzazione accessibile" consentì a molti allievi di frequentare la scuola serale; i primi allievi residenti fuori Comune, come risulta dai registri storici, oramai redatti da segretari precisi e puntigliosi, corredati con tutti i dati anagrafici, arrivavano soprattutto da Borgo San Dalmazzo e da Boves, città che ancora adesso offrono il maggior numero di allievi. Intanto, sempre come conseguenza dei trasferimenti più agevoli, l’interesse per la scuola si allargava a tutta la provincia, per altro senza che si producessero strumenti di pubblicità o di insistita propaganda. In questi ultimi anni i confini della notorietà della Scuola serale, nei suoi scopi, nei suoi metodi, nel suo stile di vita, si sono ampliati a dismisura in uno spazio non prevedibile, superando addirittura i limiti provinciali; il tam-tam pubblicitario, battuto da allievi soddisfatti, arrivò a paesi situati ai limiti della Provincia, per superarli addirittura con allievi (sempre in orario serale, occorre ripeterlo) provenienti anche da altre Province con crescente fortuna.

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Nel complesso negli ultimi otto anni scolastici si sono iscritti allievi provenienti da 127 comuni della Provincia, compreso Cuneo cap. e 12 comuni di altre province per un totale di allievi residenti in 138 Comuni diversi.

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L’edificio attuale della LATTES fu costruito in due tempi, sulla medesima area abitativa sulla quale sorgeva il vecchio palazzo, cioè il "lascito del benefattore Adolfo Lattes"; per qualche anno restò intatta la manica esposta su Via Alba, concessa in usufrutto dall’atto testamentario, "vita natural durante", alla domestica della famiglia Lattes.

Il progetto della nuova scuola fu redatto dall’Ing. Capo del Comune, Cesare Vinaj , e tale è rimasto nella sua struttura di base, salvo alcune variazioni interne, quali l’abbattimento o lo spostamento di muri divisori, via via che si rendevano necessari per nuove esigenze funzionali. Per prevenire i tempi fu prevista una tettoia lungo i muri perimetrali del cortile sotto la quale, a portata di una mano alzata, correva una sbarra con ganci in ferro, ai quali avrebbero potuto essere appese le biciclette, divenute finalmente economico mezzo di locomozione di uso comune, in modo che occupassero minore spazio e fossero al riparo dalle intemperie.

Il progetto Vinaj del 1957, denominato di "ampliamento e sopraelevazione del fabbricato scolastico di Via Bonelli, destinato a istituto tecnico industriale", ignorava il lascito Lattes e, anche tenendo conto che la Scuola sopravviveva ma con qualche palese stento, sembrava ne segnasse la malasorte.

Ma, invece, è buona la fortuna della "LATTES": essa tiene prezioso il suo amuleto messo in mostra nell’aula di disegno meccanico; si tratta della prima e vecchia targa a forma ovale, con lo stemma della nostra città e la scritta "Scuola Serale Comunale Adolfo Lattes ".

Rimettendo in ordine un ripostiglio, fu scoperta per caso nel 1964, ma la costruzione risale almeno agli anni trenta: lo smalto un po’ scrostato, si presenta deteriorata anche da una evidente bozza; fu ripulita, ma di proposito non fu restaurata.

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Questo è un po’ uno stralcio del panorama storico, nel quale, presumibilmente nel mese di settembre del 1873, il Consiglio Comunale di Cuneo decideva l’istituzione di una Scuola Serale che avrebbe dovuto operare nell’ a.s. 1873/74; con qualche ritardo il progetto si realizzò il 2 gennaio 1874, ma con un registro scolastico compilato e datato 1873/74.

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Le lezioni della Scuola di Arti e Mestieri, che avrebbero dovuto iniziare ufficialmente nel mese di ottobre 1873, si aprirono finalmente il 12 gennaio, nell’anno scolastico, tuttavia, 1873/74; dunque " la Scuola di disegno applicato alle arti" rappresentava l’embrione di quella che divenne "Scuola di arti e mestieri" che il 3 gennaio 1927 sarà definitivamente chiamata Scuola Professionale Serale "A. LATTES" legata alla Fondazione Adolfo Lattes.

Ma perché "LATTES"? A Cuneo nell’ex Piazza Vittorio (oggi Galimberti, appena all’angolo di Via Pascal) si apriva una sontuosa, per quel tempo, oreficeria della quale era titolare una certa famiglia Lattes, della quale si conobbe qualche notizia dal nipote, il pittore Marco Lattes, docente per un po’ di anni nella scuola che portava il nome dello zio; si parlò del signor Adolfo come di una persona molto aperta, generosa, interessata all’istruzione professionale per i giovani operai cuneesi.

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Nel Cimitero Israelita di Cuneo un’opera dello scultore Piatti segna la tomba del benefattore con la seguente epigrafe:

" LATTES ADOLFO DAVIDE"

" Capo Ufficio della Banca d’Italia

27 dicembre 1872 – 21 maggio 1925

Anima – cuore- carattere eletto

Benefico ai Congiunti, caro agli Amici

Munifico a questa Città natale

a cui con testamento olografo 22 maggio 1925 disponeva

"Al Comune di Cuneo per il quale sento affetto filiale

e ne auspico rifiorimento,

lego questa casa avita,

fra le vie Barbaroux, Alba e Bonelli,

onde nella stessa prenda sede

la Scuola Professionale Municipale".

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I corsi Lattes non furono sospesi per tutto il periodo bellico, nonostante le difficoltà, e continuarono a suscitare l’interesse dei giovani e delle loro famiglie nonché degli imprenditori cuneesi, per lo più artigiani. Negli anni del periodo bellico 1940-44 il numero degli allievi rimase pressoché inalterato, anche perché, e il fatto è altamente significativo, alla LATTES arrivavano molti giovani avviati da artigiani operanti sul territorio cuneese, che erano già stati allievi di questa scuola e ne conoscevano i validi programmi insieme alla serietà e all’efficienza dei programmi didattici.

Fra i registri di iscrizione , incompleto si presenta quello relativo all’anno scolastico 1944/45, ultimo anno di guerra; in quei mesi le autorità di occupazione avevano decretato il coprifuoco a norma del quale nessun cittadino avrebbe potuto circolare dopo le ore 21 nelle strade rabbuiate. E’ ovvio che non si sarebbe potuto tenere lezioni nelle ore serali.

In un paio di pagine del Registro 1944/45 sono elencati i nominativi degli allievi del corso per la conduzione dei generatori di vapore, il quale era attivo soltanto alla domenica in orario diurno.

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Nell’immediato dopoguerra erano in atto i corsi quasi tutti già sperimentati per una settantina di anni (meccanici, elettricisti, saldatori), ai quali saltuariamente si affiancavano nuovi corsi, talora presto dismessi poiché non ritenuti utili né dagli allievi né da chi di essi aveva responsabilità . Occorre tenere presente che la maggiore età si compiva al ventunesimo anno e che la media dell’età cronologica degli allievi si aggirava sui 15-16 anni; inoltre le istituzioni scolastiche di secondo grado, in particolare l’avviamento professionale, assorbivano parecchi allievi, tanto che l’età media degli utenti andò via via crescendo anche in conseguenza di modificate forme di attività lavorativa, più varie, più complesse.

Così avvenne che intorno agli anni sessanta , anni bui per la LATTES , i corsi in atto restavano quelli della tradizione perennemente e monotonamente organizzati, tali da non consentire nuovo interesse per i possibili allievi. Fu così che, in sede di amministrazione comunale, si ventilò l’ipotesi della soppressione della LATTES, decisione contro la quale accanitamente si oppose Luigi Silvestro, vice-Sindaco a quel tempo e Presidente del Consiglio Direttivo della Scuola.

Fu allora che mi invitò ad assumere la direzione della LATTES, nella quale avevo già operato in qualità di docente fin dal 1940.

Il Consiglio Direttivo della LATTES si pose la questione di rinnovare e ampliare i programmi, non tanto per sostenere la sopravvivenza della scuola, ma soprattutto per soddisfare ipotizzabili nuovi interessi culturali-professionali di giovani non interessati ai vecchi corsi.

Per il Consiglio Direttivo, e per la stessa Direzione della scuola, si poneva il problema di sostituire un materiale operativo obsoleto, d’integrare quello ancora utilizzabile, di ricostruire i laboratori ormai non solamente superati, ma addirittura provvisti di attrezzature fuori legge perché non garanti della incolumità degli allievi.

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