Venerdì 27 novembre 2026 ore 21 “Oltre l’invisibile. Caporalato e sfruttamento lavorativo. Un sistema che disumanizza. Soluzioni per un’economia etica”
con Marco Omizzolo, sociologo Eurispes, docente all’Università la Sapienza di Roma, da anni analizza e denuncia sul campo forme di agromafia e caporalato; ha ricevuto l’onorificenza al merito della Repubblica italiana per l’impegno civile in difesa della legalità e per le denunce in tema di mafie in Italia e mafie estere, caporalato, tratta internazionale e sfruttamento lavorativo.
e Yvan Sagnet, ingegnere, attivista protagonista dello storico sciopero dei braccianti a Nardò nel 2011, fondatore e presidente di NoCap, l’Associazione che promuove filiere etiche e un’alternativa concreta al lavoro nero e allo sfruttamento; è stato insignito dell’onorificenza di cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana per il suo contributo al contrasto e all’emersione dello sfruttamento dei braccianti.
Il contrasto allo sfruttamento del lavoro costituisce uno dei pilastri fondamentali della Costituzione italiana sia nei principi fondamentali sia nella tutela dei diritti del lavoratore.
Tuttavia lo sfruttamento lavorativo e il caporalato sono una delle piaghe più profonde e purtroppo ancora drammaticamente attuali del nostro sistema produttivo e sociale, manifestandosi in tutta l’Italia in diverse forme e colpendo in modo sistematico sia i lavoratori stranieri sia quelli italiani.
La provincia di Cuneo detiene un triste primato: è nella Granda che si è arrivati alla prima condanna per caporalato nel Nord d’Italia.
Marco Omizzolo e Yvan Sagnet ci raccontano le loro storie e le storie di donne e di uomini, braccianti, migranti e italiani che si ribellano alla schiavitù dei padroni. Storie belle finite bene ma anche storie tristissime e piene di riflessioni. Oggi che la schiavitù è illegale, i dati ci dicono che non si sono mai avuti numeri così alti di sfruttamento nel mondo.
Gli ultimi, gli invisibili, sono i molti cittadini italiani che vivono situazioni di forte precarietà e contrazione dei diritti, accettando paghe irrisorie o contratti irregolari per mancanza di alternative occupazionali. Sono i molti lavoratori migranti che negli ultimi anni, causa forti cambiamenti nella normativa sull’immigrazione, si trovano senza permesso di soggiorno o in situazioni estremamente precarie, ma anche “i cosiddetti regolari” che comunque non sfuggono ad un sistema fatto di sfruttamento, salari da fame, vite in alloggi fatiscenti e accettano di lavorare come “servi”.
Una tratta di esseri umani con un altissimo livello di brutalità. Un pesante impatto psicologico e sociale dovuto all’isolamento e alla dipendenza dal caporale soprattutto per chi vive nei ghetti come quello di Borgo Mezzanone.
Chi scegli di spezzare questo meccanismo del caporalato e chi prende posizione pubblica contro il fenomeno va incontro a sistematiche strategie di intimidazione che vogliono imporre il silenzio attraverso la paura.
Ad un caporalato che si intreccia anche con le organizzazioni criminali, perché le mafie non si limitano a tollerare il caporalato ma lo integrano controllando l’intera filiera agroalimentare, l’Associazione NoCap di Yvan Sagnet risponde con un’alternativa concreta in termini di occupazione e dimostrando con le sue filiere che è possibile produrre merci di qualità a prezzi accessibili nel rispetto dell’ambiente e dei diritti del lavoro.