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19.02.2024 - Europe Direct

Raggiunto l’accordo politico su un nuovo quadro di governance economica adatto al futuro

Dal 1992 la governance economica è un pilastro fondamentale dell'architettura dell'Unione economica e monetaria, che mira a prevenire e correggere gli squilibri macroeconomici che potrebbero indebolire le economie nazionali e incidere sugli altri paesi attraverso ricadute transfrontaliere. In un contesto caratterizzato non soltanto da livelli di debito e tassi di interesse elevati, ma anche da nuovi obiettivi comuni in materia di investimenti e riforme, l'UE vuole riformare il patto di stabilità e crescita.

La Commissione europea ha accolto con favore l'accordo politico che, dopo mesi di discussione, hanno raggiunto i negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo sulla proposta di riforma del quadro di governance economica dell'UE, che vuole rendere l’Unione europea più competitiva e meglio preparata alle sfide future, promuovendo il progresso verso un’economia verde, digitale, inclusiva e resiliente e favorendo la crescita sostenibile delle finanze pubbliche in tutti gli Stati membri.

Vista la necessità di ridurre i crescenti livelli di debito pubblico, anche a seguito della pandemia di Covid-19, il nuovo quadro cerca di prevenire gli errori della politica dell’UE, che in passato, a seguito della crisi finanziaria, ostacolata dalla mancanza di investimenti, non è riuscita ad effettuare una rapida ripresa economica.

La nuova riforma delle regole di bilancio europee stabilisce che gli Stati membri debbano elaborare piani strutturali di medio termine, nei quali indicano i loro obiettivi di spesa e le modalità di realizzazione degli investimenti e delle riforme.

Diverse disposizioni consentono un maggiore respiro per i paesi soggetti ad elevati livelli di disavanzo o debito, ai quali viene concesso un periodo di aggiustamento fiscale più graduale, estendibile da quattro anni fino ad un massimo di sette. Se il disavanzo pubblico è superiore al 3% del Pil o il debito pubblico è superiore al 60% del Pil, la Commissione pubblicherà una “traiettoria di riferimento” basata sulla spesa netta e fornirà le necessarie indicazioni per la preparazione di piani che garantiscano un abbassamento del debito o almeno una stabilizzazione a livelli prudenti; per i paesi con un debito eccessivo del 90% del Pil l’accordo prevede una riduzione del passivo in media dell’1% all’anno.

Se da un lato il nuovo quadro offre agli Stati membri un maggiore margine di manovra nell’elaborazione dei propri piani, dall’altro stabilisce una sorveglianza più accurata che tutela il rispetto degli impegni concordati dai singoli paesi, i quali devono presentare relazioni annuali sui progressi compiuti affinché possano essere valutati dalla Commissione.

Con l’esclusione della quota nazionale di cofinanziamento dei programmi finanziati dall'UE dalla spesa pubblica, si vogliono creare maggiori incentivi agli investimenti; inoltre, il mancato rispetto degli impegni concordati potrebbe comportare, ad esempio, una riduzione del periodo di aggiustamento fiscale.

In merito a questo accordo, non deve passare inosservata l’importanza della svolta avvenuta a Bruxelles per le regole del nuovo Patto di Stabilità; per la prima volta dopo anni di tentativi, il nuovo quadro di governance economica escluderà dal calcolo del deficit la spesa per il cofinanziamento nazionale dei progetti finanziati dei fondi UE della coesione. Ciò apre la strada al concetto di “investimenti buoni”, cominciando col definire tali quelli che concorrono a finanziare progetti condivisi e approvati dalla UE.

L'accordo provvisorio è ora soggetto a votazioni sia in seno al Consiglio che al Parlamento. Una volta adottato, il testo sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'UE ed entrerà in vigore il giorno successivo.

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