|
SETTORE SOCIO-EDUCATIVO |
|
|
|
|
|
Prima infanzia
|
|
|
|
|
|
Scuola
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Giovani
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Diversamente abili
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Casa
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Famiglia
|
|
|
|
|
|
|
|
Esenzione ticket |
|
Terza Età
|
|
|
|
|
|
Terzo Settore
|
|
|
|
|
(+
) |
|
|
Centro di Documentazione Europea
c/o Informagiovani
Via Roma, 2 – Cuneo
www.comune.cuneo.it/socioeducativo/informagiovani
Tel.
0171/444421 – Fax 0171/444420

Presso le strutture del Centro, che ha trovato
nuova collocazione nei locali dell'Informagiovani, sono disponibili le pubblicazioni messe gratuitamente
a disposizione dei cittadini dell'Unione Europea oggi reperibili presso la
rappresentanza del Consiglio d'Europa di Roma e Milano e presso i Centri Info
Point, nonchè le altre più importanti pubblicazioni dell'Unione.
Internet game: diventa un Membro del Parlamento Europeo
Aperto a tutti i cittadini europei, dell’UE e dei
paesi candidati, il gioco è una simulazione del lavoro del Parlamento Europeo. I
partecipanti diventeranno membri del Parlamento Europeo e avvieranno attività e
negoziazioni con i loro colleghi; inoltre, parteciperanno alla formazione
virtuale (e-learning) su aspetti culturali, politici, sociali ed economici
dell’Unione Europea. Il gioco è disponibile in inglese, francese e polacco. Per
partecipare è necessario presentare un modulo di registrazione e attendere la
conferma.
Per informazioni dettagliate sul gioco:
http://www.bemep.eu
|
Materiale Centro Documentazione Europea |
|
L'Europa e i giovani |
|
Cenni di storia
dell'Unione Europea |
|
Gli albori:
guerra e pace |
Per secoli l'Europa è stata teatro di frequenti e sanguinosi conflitti. Tra
il 1870 e il 1945 Francia e Germania si sono scontrate tre volte, causando
terribili perdite di vite umane. Alcuni leader europei si convinsero che
l'unico modo per garantire una pace durevole tra i loro paesi era unirli
economicamente e politicamente.
Fu così che nel 1950, in un discorso ispirato da Jean Monnet, il ministro
degli Esteri francese Robert Schuman propose l'integrazione delle industrie
del carbone e dell'acciaio dell'Europa occidentale. Da questa proposta
scaturì, nel 1951, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA),
con sei membri fondatori: Belgio, Germania occidentale, Lussemburgo,
Francia, Italia e Paesi Bassi. Il potere di prendere decisioni riguardanti
l'industria del carbone e dell'acciaio di questi paesi fu conferito ad un
organismo indipendente e sopranazionale denominato "Alta Autorità", il cui
primo presidente fu Jean Monnet.
|
Dalle tre
Comunità all'Unione europea |
La CECA fu un tale successo che, nell'arco di pochi anni, gli stessi sei
paesi decisero di compiere un passo successivo, integrando altri settori
delle proprie economie. Nel 1957 fu firmato il trattato di Roma, con cui
furono istituite la Comunità europea dell'energia atomica (EURATOM) e la
Comunità economica europea (CEE), con cui gli Stati membri si prefissero
l'obiettivo di rimuovere le barriere commerciali fra loro esistenti per
costituire un "mercato comune".
Nel 1967 avvenne la fusione delle istituzioni delle tre Comunità europee. A
partire da quel momento, ci furono soltanto una Commissione, un Consiglio
dei ministri e un Parlamento europeo.
In origine, gli europarlamentari venivano scelti dai parlamenti nazionali,
ma nel 1979 ebbero luogo le prime elezioni dirette, che consentirono ai
cittadini degli Stati membri di votare per un candidato di loro scelta. Da
allora le elezioni dirette si svolgono ogni cinque anni.
Il trattato di Maastricht (1992) ha introdotto nuove forme di cooperazione
tra i governi degli Stati membri, ad esempio in materia di difesa e nel
settore "giustizia e affari interni". Aggiungendo questa forma di
cooperazione intergovernativa al sistema "comunitario" esistente, il
trattato di Maastricht ha creato l'Unione europea (UE).
|
L'integrazione come sinonimo di politiche comuni |
L'integrazione economica e politica tra gli Stati membri dell'Unione europea
comporta l'obbligo per questi paesi di prendere decisioni congiunte su molte
questioni. Essi hanno pertanto elaborato politiche comuni in molteplici
settori: dall'agricoltura alla cultura, dalla tutela dei consumatori alla
concorrenza, dall'ambiente ed energia ai trasporti e agli scambi.
Inizialmente l'accento era posto su una politica commerciale comune per il
carbone e l'acciaio e su una politica agricola comune. Col passare del tempo
e col presentarsi dell'esigenza si sono aggiunte nuove politiche. Alcuni dei
principali obiettivi strategici sono cambiati alla luce delle mutate
circostanze: ad esempio, l'obiettivo della politica agricola non consiste
più nel produrre la maggior quantità di alimenti ai prezzi più convenienti,
bensì nel sostenere sistemi agricoli che garantiscano la produzione di
alimenti sani e di alta qualità nonché la tutela dell'ambiente. La necessità
di tutelare l'ambiente è ora presente nell'ambito di tutte le politiche
comunitarie.
Anche le relazioni dell'Unione europea con il resto del mondo sono diventate
molto importanti. L'UE conduce negoziati in materia di importanti scambi
commerciali e di accordi di assistenza con altri paesi e sta inoltre
sviluppando una politica estera e di sicurezza comune.
|
Il mercato
unico: abolizione delle barriere |
C'è voluto del tempo prima che gli Stati membri rimuovessero tutte le
barriere commerciali esistenti e trasformassero il loro "mercato comune" in
un vero e proprio mercato unico in cui venisse garantita la libera
circolazione di beni, servizi, persone e capitali. Il mercato unico è stato
formalmente completato alla fine del 1992, nonostante in alcuni settori i
lavori non siano ancora ultimati: si pensi, ad esempio, alla creazione di un
effettivo mercato unico dei servizi finanziari.
Durante gli anni '90 è diventato sempre più facile per le persone circolare
liberamente in Europa, grazie all'abolizione dei controlli doganali e dei
passaporti presso la maggior parte delle frontiere interne dell'UE. Ciò ha
significato, tra l'altro, una maggiore mobilità per i cittadini dell'Unione.
Dal 1987, ad esempio, oltre un milione di giovani europei hanno potuto
frequentare corsi di studio all'estero grazie al sostegno dell'Unione.
|
La moneta
unica: l'euro in tasca |
Nel 1992 l'UE ha deciso di istituire l'unione economica e monetaria (UEM),
implicante l'introduzione di una moneta unica europea gestita da una Banca
centrale europea. La moneta unica - l'euro - è divenuta realtà il 1° gennaio
2002, quando banconote e monete in euro hanno sostituito le valute nazionali
in dodici dei 15 paesi dell'Unione europea (Belgio, Germania, Grecia,
Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria,
Portogallo e Finlandia).
|
Nuovi membri
nella famiglia europea |
L'Unione europea si è gradualmente ingrandita grazie a nuove adesioni che si
sono succedute nel corso del tempo. Danimarca, Irlanda e Regno Unito sono
diventati Stati membri nel 1973, seguiti dalla Grecia nel 1981, da Spagna e
Portogallo nel 1986 e da Austria, Finlandia e Svezia nel 1995. Nel 2004
l'Unione europea ha accolto i dieci nuovi paesi: Cipro, Repubblica ceca,
Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e
Slovenia. Bulgaria e Romania dovrebbero fare il loro ingresso nel 2007; la
Croazia e la Turchia avviano i negoziati di adesione nel 2005.Per garantire
che l'UE allargata continui a funzionare efficacemente, il sistema
decisionale deve essere semplificato. È per questo motivo che il trattato di
Nizza, entrato in vigore il 1° febbraio 2003, stabilisce nuove norme che
disciplinano le dimensioni delle istituzioni comunitarie ed il loro
funzionamento. Esso verrà sostituito dalla nuova Costituzione dell’UE,se
tutti gli Stati membri la ratificano. |
|
L'Unione Europea |
|
Introduzione
L'Unione Europea è un’organizzazione soprannazionale (quindi non solo
internazionale) di cui fanno parte 25 Stati europei. La U.E. ha il potere di
emanare proprie leggi che sono immediatamente ed automaticamente efficaci in
tutti gli Stati membri. Oggi un cittadino di uno di questi 25 Paesi
acquisisce automaticamente “cittadinanza europea”.
Gli organi principali
I più importanti organi dell'Unione Europea sono:
- Il Consiglio dei ministri: è il massimo organo della U.E.: ha potere
legislativo, avendo l’ultima parola sulle leggi, cioè dell’Unione, Direttive
e Regolamenti.
È formato da i Ministri dei governi degli Stati membri, convocati a seconda
delle competenze delle materie in questione, non essendo un organo
permanente, ma che si riunisce seconda le necessità.
La Presidenza è esercitata a turni di sei mesi da ciascuno degli Stati
membri.
Decide sfruttando il meccanismo del “doppio binario”: sulle questioni più
importanti all’unanimità, per le altre a maggioranza, dove però ogni Stata
ha un peso proporzionale alla sue dimensioni.
- Il Consiglio Europeo: ha potere sugli indirizzi generali della U.E.,
essendo formato dai capi di Stato o di governo dei Paesi membri e riunendosi
due volte l’anno, nello Stato che ha presidenza di turno. Le decisioni prese
dai vertici dei Paesi membri, orientano di fatto le attività degli altro
organi europei.
- La Commissione Europea: è formata da 20 Commissari designati di comune
accordo dai governi degli Stati membri ed ha potere esecutivo, preparando le
deliberazioni del Consiglio e dirigendo gli apparati amministrativi della
U.E. . La Commissione deve avere la fiducia del Parlamento europeo ed ha la
sua stessa durata, 5 anni.
I commissari non rappresentano gli interessi del Paese di provenienza, ma
agiscono in basa agli interessi della C.E. ed ogni commissario si occupa di
un settore di attività (come i ministri dei governi nazionali). Il
Presidente ha funzioni simili a quelle di un Capo di governo nazionale.
La Commissione ha due compiti principali:
1. potere di iniziativa rispetto al Consiglio dei ministri (prepara le
proposte di Regolamento e/o di Direttiva, dopo aver consultato esperti e
Stati membri);
2. cura l’esecuzione delle decisioni del Consiglio, assicurandosi che le
norme del Trattato ed i Regolamenti siano rispettati dagli Stati membri
(denunciando alla Corte di giustizia gli inadempienti).
La Commissione ha sede a Bruxelles dove si trovano gli uffici centrali.
- Il Parlamento Europeo: è eletto a suffragio universale ogni 5 anni, è
composto da 626 membri (in proporzione alla popolazione di ogni Stato, pur
con una garanzia di rappresentanza minima per i Paesi più piccoli) ed ha
sede a Strasburgo.
Al suo interno i Deputati non sono per nazione, ma per gruppi politici. I
poteri sono:
1. funzione legislativa: pur non esercitando una piena funzione legislativa
(che è del Consiglio dei ministri), collabora con questo alla formulazione
dei Regolamenti e delle Direttive. Per alcune materie si applica la
procedura della “consultazione” (il Parlamento dà un parere che non è
vincolante e può anche non essere tenuto in considerazione) o della
“codecisione” (in base alla quale il Parlamento può modificare i testi ed il
Consiglio può respingerle solo all’unanimità);
2. bilancio: il Parlamento ha potere deliberativo sulle spese della U.E. e
può respingere il bilancio;
3. controllo sul potere esecutivo: il Parlamento dà (e revoca) la fiducia
alla Commissione.
|
 |
|
|
Atti legislativi: regolamenti e direttive
- Regolamenti: atti normativi di portata generale in quanto si applicano
automaticamente in tutti gli Stati membri ed hanno efficacia diretta ed
immediata. Sono quindi obbligatori per tutti i cittadini della U.E. ed
entrano a far parte dell’ordinamento giuridico di ciascun Paese membro,
senza bisogno che essi vengano recepiti da una legge nazionale. Nelle
materia di competenza della U.E., i regolamenti prevalgono sulle leggi dei
singoli Stati membri. Il numero dei regolamenti è molto elevato, circa 1.000
all’anno. Con l’entrata in vigore del Nuovo Trattato di Roma (firmato il 29
ottobre 2004), i Regolamenti si chiameranno “Leggi europee”.
- Direttive: sono atti normativi che vincolano gli Stati membri a cui si
rivolgono. Esse fissano i risultati da raggiungere, ma lasciano agli Stati
la scelta delle forme e dei mezzi da adottare. Si tratta quindi di atti
normativi indirizzati agli Stati membri e non direttamente ai cittadini. Gli
Stati a cui la direttiva è rivolta sono tenuti ad emanare propri atti
normativi che si adeguino ai contenuti della direttiva stessa. Lo strumento
della Direttiva viene usato per realizzare l’armonizzazione delle
legislazioni nazionali (uno degli obiettivi fondamentali della U.E.). Ormai
nei numerosi ambiti di competenza della C.E., la produzione legislativa dei
singoli Stati membri è sempre più condizionata dalle scelte compiute a
livello europeo. Se uno Stato non provvede ad adeguare la propria
legislazione ad una Direttiva nel termine stabilito, può essere condannato
dalla Corte di giustizia. Con l’entrata in vigore del Nuovo Trattato di Roma
(firmato il 29 ottobre 2004), le Direttive si chiameranno “Leggi quadro
europee”.
Atti non legislativi: decisioni, pareri e raccomandazioni
- Decisioni: sono obbligatorie in tutti gli elementi per i destinatari da
esse designati.
- Pareri: non hanno effetti vincolanti e si originano nell’ambito di
procedimenti o su richiesta.
- Raccomandazioni: non hanno effetti vincolanti e si originano in modo
autonomo
|
|
Il Principio di Sussidiarietà
Il potere della U.E. di emanare norme sotto forma di Regolamenti e Direttive
che si impongono agli Stati membri può essere esercitato soltanto per le
materie di competenza (20 settori) esplicitamente previste dalle normative,
rispetto alle quali la U.E. deve intraprendere politiche comuni (per es.
agricoltura, sanità, cultura, ambiente, ricerca, trasporti, politiche
sociali e regionali, ecc.).
L’elenco non è però tassativo, perché il principio di sussidiarietà afferma
(art 3B del Trattato di Maastricht) che nei settori non di esclusiva
competenza, la U.E. interviene se e nella misura in cui gli obiettivi
dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli
Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti
dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario. Il
principio di sussidiarietà comporta, in sostanza, due conseguenze:
1. la U.E. può intervenire anche su materie non specificatamente indicate
nel Trattato (avvicinandosi a divenire un’entità a fini generali, come sono
gli Stati);
2. nel fare questo mantiene un ruolo sussidiario nei confronti degli Stati
membri: non può sostituirsi ad essi, ma può intraprendere solo quelle
politiche che i singoli Stati non potrebbero volgere convenientemente,
ciascuno per proprio conto. Il principio di sussidiarietà implica quindi che
le decisioni devono essere prese al livello più basso possibile (ossia più
vicino ai cittadini) e che la U.E. può intervenire con i propri
provvedimenti soltanto quando questo è strettamente indispensabile, data la
natura dei problemi sul tappeto. Il principio di sussidiarietà ha quindi la
funzione di stabilire un limite all’espansione dei compiti della U.E. e di
salvaguardare le sfere di competenza dei singoli Stati. |
|