Menu di scelta rapida
Sei in: Home / News / Dettaglio

News

Link alla versione stampabile della pagina corrente
Spectaculum prosequitur

11.02.2019 - Cultura, Museo Civico

Spectaculum prosequitur

mostra antologica di Claudio Berlia
con
Stefano Allisiardi, Mirko Andreoli, Michele Bruna, Serena Gamba, Oscar Giachino, Claudio Signanini, Marco Tallone

Promosso da Comune di Cuneo, associazione grandArte, casa editrice Primalpe e settimanale La Guida, l’evento è patrocinato da Regione Piemonte e Provincia di Cuneo, e si avvale del contributo della Fondazione CRC.
Organizzazione e realizzazione di Giacomo Doglio, Massimiliano Cavallo e Enrico Perotto.
In mostra il catalogo con testi di Roberto Baravalle, Fulvia Giacosa e Enrico Perotto.

La mostra resterà aperta dal 16 febbraio al 31 marzo 2019, con il seguente orario: tutti i giorni, compresi i festivi, eccetto il lunedì, dalle ore 15.30 alle ore 18.30


****

Dal testo di presentazione
Il 21 settembre 2013 Claudio Berlia inaugurava qui in San Francesco “Le rêve d’un curieux”, la sua ultima mostra. Il 30 marzo successivo si spegneva nell’Hospice di Busca. A cinque anni dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo ripercorrendo gran parte della sua attività artistica, dalle opere giovanili in stile pop, realizzate dapprima intorno al 1969 e quindi tra il 1988 e il 1990, alle nuove soluzioni formali introdotte negli anni ’90, fino ai collages dell’ultimo periodo. Una produzione caratterizzata oltre che da una straordinaria perizia tecnica, da grande ricercatezza ed eleganza compositiva, elementi, questi, che sono stati anche i tratti distintivi della sua vita di bon vivant, ironico, a volte dissacrante e provocatorio ma allo stesso tempo severo e rigoroso nei confronti della sua passione esclusiva per l’arte.
Abbiamo costruito questa mostra con Carla. Lei e la sua famiglia hanno accompagnato Claudio per tanti anni e in essa Claudio ha trovato non solo il proprio riferimento affettivo ma anche importante ispirazione per il suo lavoro. Attraverso quelle mura domestiche, nel suo studio, ma soprattutto tra le vie di Cuneo, che in fondo è stata la sua città più amata, si è sviluppato il teatro della sua rappresentazione di uomo e di artista, dove volavano angeli e aeroplani.
Lo spettacolo continua con questa mostra, che vuole riprendere fino in fondo la sua “maniera” e dunque “Spectaculum prosequitur”: nei cieli di Cuneo Claudio torna a volare con i suoi i suoi Sopwith Camel.
Questa volta però non è solo. In mostra è presente una selezione di alcuni suoi ex allievi, tutti ormai con alle spalle un consolidato percorso artistico, che gli rendono omaggio. Grazie ai loro lavori si ricorda e si rende omaggio anche alla sua lunga attività di insegnante: un modo diverso per immaginarlo ancora tra di noi attraverso la passione per l’arte che certamente ha saputo trasmettere e che vive in questi giovani artisti.
 
Breve profilo artistico di Claudio Berlia.

Claudio Berlia è stato un moderno cultore della realtà, considerata nella sua qualità architettonica, e nello stesso tempo ha amato l’esistenza umana come simulacro di bellezza, accanto a ripetuti omaggi alle memorie della prediletta storia dell’arte. Intorno al 1970, dopo aver eseguito, in un variopinto stile pop, alcune opere ispirate all’allunaggio degli astronauti Armstrong e Aldin a bordo del modulo lunare Eagle, le scelte estetiche di Berlia appaiono orientate in due direzioni diverse: da un lato, accolgono la riduzione minimalista in pittura, con accostamenti di strutture geometriche piane, vitalizzate da colori caldi e vibranti di luce; dall’altro, dimostrano attenzione nei confronti delle potenzialità espressive e comunicative del corpo dell’artista, documentate da dodici fotografie inedite, realizzate da Luigi Botta e presentate per la prima volta nel catalogo dell’attuale mostra di Claudio allestita nel Complesso Monumentale di San Francesco. Negli anni Ottanta, dopo la serie delle Bambole che si presentano come vere e proprie icone pop spiritose del corpo femminile ridotto a schema grafico stilizzato e bidimensionale, tanto da essere pronto a trasferirsi sulle etichette di una nota marca di liquori di Monterosso Grana, sono seguite altre esperienze incentrate sulla selezione di determinati generi di immagini della storia dell’arte o di provenienza dal sistema dei mezzi di comunicazione di massa. Ecco, in particolare, i dipinti raffiguranti i Nativi nord-americani, tipici personaggi dell’epopea western statunitense, inseriti in ambienti decontestualizzati e affiancati a una sorta di esposizione di calzature di varia fattura appese dall’alto, quasi a richiamare uno stand commerciale, tra cui talvolta si insinuano volatili stralunati. E dal 1990, nel lavoro pittorico di Berlia sono comparse dapprima alcune configurazioni geometriche modulari, accostate ai profili misteriosi di alcune divinità precolombiane, come la dea Maya della luna; quindi, si è fatta più evidente l’attrazione per le architetture amate dei territori di origine e di altre località italiane e d’Europa. I suoi spazi ideali di vita urbana, memorie della bellezza architettonica, sono allusioni a partenze per dei “begli orizzonti”, metafore di realtà trascendenti, in cui l’arte sa ricreare il bello, il senso di felicità perduto. Il punto di vista assunto dall’artista si cela dietro alle apparizioni simboliche di sagome sia di angeli della tradizione natalizia, sia di giocosi quanto spiazzanti profili di aerei britannici della prima guerra mondiale (i Sopwith Camel). Tutto in Berlia assume un aspetto esteriore nuovo. Sia il già menzionato repertorio variegato di forme architettoniche, sia le più recenti opere dedicate alle più diverse apparizioni fascinose della femminilità, intesa, alla Baudelaire, come “armonia generale” di corpo e vestimenti, appaiono come affermazioni creative di una soggettività entusiasta, sempre alla ricerca di immagini differenti e impreviste, improntata soprattutto a un’intima esigenza di distinzione, che è stato poi il segno caratteristico della sua personalità.

La mostra dedicata a Claudio Berlia comprende anche un omaggio di alcuni suoi ex allievi entrati brillantemente in rapporto con il mondo dell’arte dei nostri giorni. Sono state individuate, quindi, sette personalità (e cioè Stefano Allisiardi, Mirko Andreoli, Michele Bruna, Serena Gamba, Oscar Giachino, Claudio Signanini e Marco Tallone), che all’interno delle cappelle laterali del Complesso Monumentale di San Francesco proporranno i frutti più recenti della loro produzione, caratterizzata da un panorama variegato di tecniche artistiche e linguaggi formali, perfettamente sintonizzati con i concetti e i progetti grafici e pittorici contemporanei. (e.p.)

Note biografiche di Claudio Berlia

Claudio Berlia  (Savigliano, Cn 1948 – Busca, Cn 2014) ha frequentato il Liceo Artistico di Cuneo, diplomandosi nel 1969. È approdato poi all’Accademia Albertina, dove ha seguito i corsi di pittura e incisione di Sergio Saroni e si è diplomato nel 1974. Si è iscritto, quindi, alla Scuola a fini speciali di Scienze e Arti Grafiche nel campo della Stampa della Facoltà di Architettura del Politecnico torinese. Dal 1985 al 2014 è stato titolare della cattedra di Discipline Pittoriche al Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo e dall’anno accademico 1991-92 al 1998-99 è stato docente di Tecniche Pittoriche all’Accademia di Belle Arti di Cuneo. A partire dal 1970 sono comparsi dipinti nei quali si dispiegano combinazioni astratte di piani geometrici colorati e pulsanti di vibrazioni luminose. Con un’ottica figurativa di asciutta e impersonale ascendenza pop, Berlia ha rivisitato la femminilità standardizzata con la serie delle bambole, significativa interpretazione in chiave simbolica e allusiva della bellezza dettata da precetti massificati. Altre immagini stereotipate, a cui si è ispirato più volte e in modi diversi negli anni successivi, sono le scene di battaglia realizzate da Paolo Uccello e Piero della Francesca. Dopo le personali di Cuneo alla Galleria Il Prisma del 1976, di Parma alla Galleria Santa Chiara del 1977 e di Roma alla Galleria Remo Croce del 1979, nei dipinti di Berlia inizia a comparire la sagoma di un Sopwith Camel, il mitico caccia britannico della prima guerra mondiale, che svolge il ruolo di un’ironica ed eccentrica citazione oggettuale, destinata ad accompagnare a lungo il lavoro dell’artista, affiancandosi al tema degli Angeli, per indurre nell’osservatore una riflessione sulla dualità terra-cielo. Negli anni Ottanta Berlia è impegnato in particolare come scenografo e grafico nell’allestimento sia di spettacoli teatrali che di strutture espositive e ambientali a Cuneo, Verona e Venezia. Con le personali organizzate nel 1989 al FORUM Internationale Kunstmesse di Amburgo e nel 1990 alla Galleria Bluart di Padova, l’artista ha ripercorso le immagini dei viaggi compiuti in Messico e in Egitto. Le personali tenutesi a Cuneo nel 1997 e nel 2001, insieme a quelle allestite a Mondovì nel 2002 e nel 2004, hanno avvicinato il pubblico alla figura dell’artista, attraverso la visione di una sequenza di tavole dalla preziosa tecnica di esecuzione pittorica e in cui dominano le architetture a lui care dei luoghi di origine e di altre città europee, sospese tra verità descrittiva e acuta ridefinizione astraente. Nel 2009 è seguita la personale intitolata Femina, dedicata alla celebrazione della bellezza e del fascino muliebre, nelle più varie e attraenti configurazioni. Nel 2012 Berlia ha portato a termine una nuova serie di opere presentate nella personale intitolata Le rêve d’un italien curieux, organizzata presso la Sala Sant’Agostino a Fossano dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Cuneo. Il 21 aprile 2013, in occasione del Concorso di Pittura dedicato a Romano Reviglio, l’artista ha ottenuto il Premio alla carriera per l’opera Le rève d’un curieux. Tutto il mio corpo è fatto solo di occhi, nella quale si è evidenziato una nuova visione della realtà, sospesa tra surrealismo e simbolismo, offrendoci un repertorio di rivisitazioni figurative che compongono un puzzle irrisorio e divertente. Tra settembre e ottobre 2013, ha presentato una raccolta di dipinti realizzati dal 2008 a oggi in una personale con il titolo Le rêve d’un curieux, ospitata presso il Complesso monumentale di San Francesco a Cuneo. 

Condividi |  

Ultimi 7 giorni

Ricerca avanzata News