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29.08.2018 - Europe Direct

Aperta una consultazione pubblica sull’uso delle lingue nelle istituzioni, negli organismi, negli uffici e nelle agenzie UE

È stata indetta una consultazione pubblica per promuovere una discussione su come le istituzioni dell’Unione europea possano comunicare al meglio con il pubblico.

L’iniziativa è portata avanti dal Mediatore europeo, che vuole salvaguardare il ruolo della lingua e della diversità linguistica, patrimonio dell’UE che con i suoi 28 Stati membri conta 24 lingue ufficiali. L’impegno è previsto dall’articolo 3, paragrafo3, del trattato sull’Unione europea e dagli articoli 21 e 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

I trattati dell’Unione, infatti, sanciscono alcuni diritti: in particolare, l’articolo 20, paragrafo 2 e l’articolo 24 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e l’articolo 41, paragrafo 4, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE stabiliscono che i cittadini dell’UE hanno il diritto di scrivere a qualunque istituzione dell’UE in una qualsiasi delle lingue ufficiali e di ricevere una risposta in quella stessa lingua. In questo modo viene garantito il pari trattamento tra tutti i cittadini, a prescindere dal prestigio della lingua.

Inoltre, il primo atto legislativo dell’allora Comunità economica europea (CEE), nel regolamento n. 1 del 1958, afferma che tutta la legislazione dell’UE deve essere pubblicata in tutte le lingue ufficiali. Negli altri casi le istituzioni dispongono di un margine discrezionale nella scelta delle lingue.

Il numero delle lingue ufficiali negli anni è però aumentato, nel 1958, infatti, erano 4, mentre attualmente se ne contano 24. La conseguenza è l’aumento dei costi di traduzione, la lentezza del processo decisionale e le discrepanze tra le versioni linguistiche. Tuttavia, siccome molti cittadini parlano un’unica lingua ufficiale, le limitazioni all’uso delle lingue ufficiali riducono la capacità dei cittadini di interagire con le istituzioni UE.

Per ovviare a questo problema la Mediatrice europea ha condotto indagini sulle politiche linguistiche, giungendo alla conclusione che le istituzioni possono legittimamente limitare l’uso delle lingue in comunicazioni e documenti interni. Inoltre, è possibile limitare l'uso delle lingue nelle procedure amministrative con interlocutori esterni, come le gare d’appalto e gli inviti a presentare proposte, in cui l’UE interagisce con un gruppo limitato di parti interessate.

Tuttavia, le regole in materia variano da un’istituzione all’altra, creando confusione tra gli utenti. In particolare, si rileva questa criticità per quanto riguarda i siti web delle istituzioni, principali fonti di informazioni sull’UE. In questo caso, infatti, è l’organo responsabile a decidere autonomamente se tradurre il proprio sito web o parti di esso e in quale lingua. La stessa regola vale anche per le consultazioni pubbliche, rischiando di limitare in modo significativo la capacità dei comuni cittadini a contribuire attivamente.

Per questo motivo è stata promossa una consultazione a cui tutti i cittadini sono invitati a contribuire entro il 30 settembre 2018. Per accedere al questionario e formulare le osservazioni è necessario collegarsi al sito internet.

 

Il Mediatore europeo

È un organo indipendente e imparziale che chiama le istituzioni e le agenzie dell’UE a rispondere del loro operato e promuovere la buona amministrazione, indagando sulle denunce relative a casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni e degli organismi dell’UE, ma anche esaminando in modo proattivo questioni strategiche di natura più generale. Il Mediatore svolge, su propria iniziativa, indagini strategiche che mirano a richiamare l’attenzione su aspetti di interesse pubblico e a esaminare più ampie problematiche di sistema, che riguardano le istituzioni dell’UE e il processo decisionale democratico.

Il Mediatore è eletto dopo ogni elezione del Parlamento europeo per la durata della legislatura. Il suo mandato è rinnovabile.

L'attuale Mediatrice europea è Emily O'Reilly, eletta una prima volta nel 2013, a fine legislatura, e poi rieletta nel dicembre 2014 per un mandato quinquennale.

 

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