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Duccio Galimberti, eroe della Resistenza

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Tancredi Achille Giuseppe Olimpio Galimberti, meglio conosciuto con il diminutivo di Duccio, nasce a Cuneo il 30 aprile 1906.

Cresce in un ambiente familiare sereno. Fin da piccolo ha un temperamento mite, generoso e gentile. Nella sua infanzia è molto importante la presenza materna, sia sotto il punto di vista affettivo che culturale, mentre quella paterna è più defilata e mai pervasiva.

 

 

 


Fotografia di Duccio Galimberti negli anni della scuola

 

La carriera scolastica di Duccio si svolge, nei primi anni, in casa, sotto la guida di una maestra, Adelina Gazzi, e dei genitori. L’orario giornaliero delle lezioni prevede l’alternarsi di grammatica, aritmetica, latino, storia, geografia, studio della lingua e, la domenica, pianoforte e tedesco.

Conseguita la licenza elementare, dopo un altro anno passato con la maestra Gazzi, Duccio è seguito dalla madre, che si dimostra un’insegnante abile, ma al tempo stesso esigente e severa.

Già in anticipo di due anni negli studi, il giovane Galimberti, svolge in un anno i programmi della terza e della quarta ginnasio (a.s. 1917-18), cosicché, nell’estate del 1918, può iscriversi al Liceo Ginnasio S. Pellico di Cuneo.

 


Gli anni vissuti in casa con la guida dei genitori significano per Duccio non solo l’acquisizione di una solida preparazione scolastica, ma l’evoluzione del loro rapporto dal piano prevalentemente sentimentale e affettivo a uno propriamente culturale. L’interesse che i genitori suscitano attraverso gli argomenti di studio è sentito con una partecipazione e una vivacità certamente notevoli in un ragazzo della sua età e con un desiderio di conoscere sempre nuovo e profondo.

Fotografia Sentinella delle Alpi

Altro elemento importante nell’educazione di Duccio è la presenza anche fisica del giornale nella famiglia. Sin da ragazzino è infatti abituato a fare la spola tra l’abitazione e la redazione della “Sentinella delle Alpi”, nei locali sottostanti, per prendere e riportare le bozze di parecchi articoli. Si forma così una consuetudine con l’organo di stampa, con la sua funzione essenziale nella formazione e nell’orientamento dell’opinione pubblica, destinata a lasciare tracce nella formazione di Duccio e a sollecitare e alimentare la propensione a un ruolo pubblico, a un impegno pubblicamente dichiarato.


Fotografia di Duccio Galimberti impegnato in una partita a tennis

La politica al principio non lo interessa particolarmente e si dedica alle discussioni con i genitori e alla lettura di opere di carattere storico e letterario. Legge tutte le opere di Mazzini presenti nella biblioteca di famiglia e le opere di Shakespeare.
Duccio non ama solo lo studio, ma anche lo sport: la scherma, l’alpinismo e il tennis.


Frontespizio Costituzione Europea

Nel 1922, appena sedicenne, si iscrive all’Università e, decidendo di seguire le orme paterne, sceglie la facoltà di Giurisprudenza. Si laurea nel 1926 in Diritto penale con uno studio su La pericolosità come base della sanzione penale.
Nella sua professione sarà stimato da colleghi e giudici per la sua competenza e cordialità.
Dal 1932 scrive diversi saggi sulla pericolosità nel Codice Rocco e collabora con l’Enciclopedia Giuridica Italiana. Nel 1943 raccoglie note e saggi che riveduti vengono pubblicati nei volumi Quesiti d’udienza. A partire dall’autunno del 1942 e fino all’aprile 1943 si incontra con Antonino Repaci per la stesura del Progetto di Costituzione confederale europea ed interna che verrà pubblicato nel 1946, dopo la sua morte.

 


Nel 1932 rifiuta l’offerta di iscriversi al Partito Fascista, rendendosi conto del pericolo che viene a delinearsi e avvertendo la necessità di collegare saldamente tra di loro persone in qualche modo estranee se non ostili al fascismo.
Racconta il Repaci, nella biografia di Galimberti: «Intanto, non potendo fare di meglio, Duccio, insieme a alcuni amici e colleghi – Spartaco Beltrand, Vittorio Isaia, Marcello Bianco, Giovanni Campagno, Giuliano Pellegrini e qualche altro – si fece iniziatore, verso gli anni 40, di un cenacolo politico letterario. Il gruppo di amici si riuniva una volta la settimana nello studio Galimberti, e ognuno di essi trattava di volta in volta un tema che era stato concordato in precedenza. [...] Duccio naturalmente parlò di Mazzini». Con il passare del tempo gli incontri serali continuano, ma con intenti ben diversi. Duccio progetta di riunire intorno a sé uomini di diverse tendenze politiche, che abbiano in comune il ripudio morale del fascismo, rappresentanti della democrazia prefascista e di orientamento antigiolittiano e giovani cresciuti in periodo fascista. Tra questi ultimi troviamo Dino Giacosa, che, sebbene fosse il più giovane del gruppo, era reduce dal confino e risultava una delle personalità di maggior spicco. Con Dino, non a caso, si incontrano i popolari avvocato Felice Bertolino e don Cesare Stoppa.
A Torino, nel 1939, Duccio entra in contatto con il gruppo di antifascisti che si riunisce in casa di Ada Gobetti.

Nell’autunno del 1942 aderisce al Partito d’Azione, trascinando con sé molti dei membri del gruppo che nel frattempo si è andato consolidando e allargando: i professori Adolfo Ruata, Luigi Pareyson e Leonardo Ferrero, l’artigiano Dado Soria e il tipografo Arturo Felici.
Attraverso percorsi diversi e i contatti più disparati, l’azione di Galimberti si sviluppa fino a raggiungere e coinvolgere membri della magistratura, avvocati, professori, studenti, giovani ufficiali; penetra addirittura nel GUF (Gruppo universitario fascista) cuneese.


26 luglio 1943 discorso di Duccio dal balcone

Il 26 luglio del 1943, giorno successivo alla caduta del fascismo, prende la parola dal balcone della sua abitazione e trasforma il discorso in una dichiarazione di guerra ai tedeschi: «La guerra continua fino alla cacciata dell’ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista, fino alla vittoria del popolo italiano che si ribella contro la tirannia mussoliniana; ma non si accoda a una oligarchia che cerca, buttando a mare Mussolini, di salvare se stessa a spese degli italiani».
Parole che, anche se non immediatamente capite da tutti, indicano l’unica strada possibile da percorrere: la via della guerra contro i tedeschi e i fascisti.


L’11 settembre successivo, dodici uomini (Duccio, Dino Giacosa, Dante Livio Bianco, Leo Scamuzzi, Arturo Felici, Ildo Vivanti, Leonardo Ferrero, Dado Soria, Giancarlo Spirolazzi, Ugo Rapisarda e i due fratelli Enzo e Riccardo Cavaglion) salgono in montagna e si installano a Madonna del Colletto, dando vita alla banda “Italia Libera”, la prima formazione di Giustizia e Libertà del Cuneese. La banda si trasferisce prima a Paralup e poi (nel novembre 1943) in Valle Grana. Il 13 gennaio 1944, Duccio viene ferito, a San Matteo di Valgrana, durante un attacco condotto da una colonna nazista.
Dopo la convalescenza si stabilisce a Torino. Successivamente assume le funzioni di Vice Comandante in seno al Comitato Militare Regionale Piemontese. In tale veste ispeziona una formazione dopo l’altra, mantenendo i collegamenti. Elabora e trasmette relazioni, piani e direttive.
Nel corso di questa attività, Duccio riallaccia il filo spezzato dell’amicizia tra il popolo italiano e quello francese, con l’iniziativa dell’incontro avvenuto a Barcelonnette il 22 maggio 1944 tra i comandanti partigiani italiani e i maquis francesi.
La sua opera è determinante: la sua azione energica, decisa e equilibrata dà un impulso innegabile a tutto il partigianato piemontese, superando contrasti e difficoltà.


Cippo commemorativo sulla strada tra Cuneo e Centallo

Il 28 novembre Duccio viene catturato in una panetteria di Torino, centro di smistamento di messaggi e documenti, e tradotto alle Carceri Nuove. La sera del 2 dicembre viene prelevato da elementi dell’Ufficio politico provinciale e condotto a Cuneo. Qui viene interrogato, torturato e sfigurato. La mattina del 3 dicembre Duccio è condotto sulla statale Cuneo-Centallo e all’altezza di Tetto Croce viene finito a colpi di pistola.

Pochi giorni dopo il Comitato di Liberazione piemontese proclama Duccio Galimberti Eroe Nazionale. Nel febbraio successivo il governo delibera di decorarlo della medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: «Instancabile nella cospirazione, fu tra i primi a impugnare le armi per difendere dal tradimento e dalla tirannia la libertà e il suolo della Patria. Con perizia pari all’entusiasmo, intorno a sé raccolse tra i monti del Cuneese un primo nucleo di combattenti, dal quale dovevano sorgere valorose divisioni partigiane. Alla testa di queste divisioni cadeva una volta ferito ma non abbandonava il posto di combattimento e di comando prima di avere assicurato le sorti dei suoi reparti. Non ancora guarito assumeva il comando di formazioni partigiane piemontesi, prodigandosi incurante di ogni rischio. Arrestato, fieramente riaffermava la sua fede nella vittoria del popolo italiano contro la nefanda oppressione tedesca e fascista. Poiché le atroci torture cui fu sottoposto non riuscirono a piegarlo, i suoi carnefici vilmente lo abbatterono. Altissimo esempio di virtù militari, politiche e civili». I suoi assassini saranno processati e, in seguito, liberati.


Documentario, realizzato dalla RAI nel 1965, sulla figura del partigiano cuneese ed eroe nazionale della Resistenza Duccio Galimberti

Il documentario, della durata complessiva di circa 14 minuti, è stato realizzato dalla RAI nel 1965. Attraverso testimonianze e documenti, racconta la storia del partigiano cuneese ed eroe nazionale della Resistenza Tancredi "Duccio" Galimberti, barbaramente ucciso dai nazifascisti.
Per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana, Cuneo è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare il 1 agosto 1947.
Il video è stato gentilmente concesso al Comune di Cuneo dall’Archivio Teche Rai di Roma.

a cura di: P. Gonnelli, N. Adelfi

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